Come luci da comodino.

Ricordo tutto delle mie emozioni, se torno indietro e medito, divento piccola e vedo le persone, i visi, gli occhi che mi hanno accompagnata. Ieri vi ho aperto il cuore su un evento che ho inciso sulla pelle come un tatuaggio, ecco…di tatuaggi la mia pelle è vestita..

Siamo tatuati anche dentro.

Ho avuto una madre bambina. L’ho scelta perché potesse farmi tirar fuori quella voglia di sopravvivenza che mi ha aiutata a superare dei limiti. La amo e la odio, l’ho maledetta e l’ho difesa, guardavo il suo viso sorridere raramente, quella malinconia e quella fretta di andare via da tutto e tutti che un po’ appartiene anche a me.

C’è sempre stato un urlo strozzato nella sua gola raschiosa, quella tosse fastidiosa e quel catarro che non la fa parlare serenamente…Mi innervosisce quel suo modo, e quando lo ritrovo in altre persone non riesco ad avvicinarle. Un urlo chiuso dentro che non va via. Ancora non ho trovato un modo per aiutarla a “capire”…ma tante persone non si fanno domande, non rischiano di mettersi davanti ai loro spiriti di fuoco, preferiscono vivere “tra”.

“Tra” il bianco e nero, il dolce e salato, il bene e il male.

I ricordi…

Sono nata un anno e mezzo dopo mio fratello Luca. Siamo cresciuti insieme, quasi gemelli, lui biondo con gli occhi azzurri io paffutella con i ricci appesi come trucioli di legno verso il cielo. La domenica mio padre ci portava ai giardini dell’Eur, bici per me passeggino per Luca. Sull’erba verdolina di primavera tra i due laghetti artificiali mi insegnava ad andare su due ruote, mentre mio fratello disteso su un plaid chiacchierava con le nuvole sorridenti di passaggio. Erano quelle giornate in cui tutto si ferma, dove ci si ferma perché non si vuol crescere.

Le settimane i mesi e gli anni passarono, nacque una sorellina, Serenella, aveva le manine cicciotelle con i buchini sopra e a me piaceva.

Diventai grande in un attimo… le domeniche furono cancellate dal calendario, la bici riposta giù nella cantina del palazzo dove abitavamo. Tutto cambiò.

Stranamente però mio fratello continuava a rimanere sdraiato su quel plaid, o usava una sedia con due grosse rotelle sui fianchi…Se nasci dopo una tragedia o diventi tu la tragedia o trovi il modo di sorridere nonostante tutto. È stato il primo insegnamento ricevuto a 3/4 anni.

Lo so volo come un razzo sfiorando leggermente pezzi di vita che metto insieme senza un senso cronologico, ma ciò che sento ogni giorno è diverso da un altro. Le esperienze sono come luci da comodino, le accendi quando servono. E quando le usi sai che puoi leggere un buon libro.

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