ABRACADABRA

Ho voglia di parlare un pò stasera di quando scappo. Non so voi, ma io mi son resa conto di essere una vigliacca. Ho costruito con accuratezza maniacale una maschera che con difficoltà sto cercando di assottigliare…Si non scrivo “togliere” perchè implicherebbe uno sforzo maggiore per la mia mente, invece assottigliare mi fa sembrare la cosa più dolce. Ho bisogno di dolcezza, non riesco a subire strattoni improvvisi: che poi diciamola tutta sono strattoni che mi auto-innesco. Come le botte che prendi da piccola perchè scappi via da un pic.nic sul lago..eh si che me le ricordo. Curiosa com’ero mi sono infilata sotto il tendone di un circo attratta dai suoni delle prove dei clown; son rimasta lì per qualche ora. Avevo 5/6 anni più o meno, sfuggita dallo sguardo amorevole di mio nonno, passetto dopo passetto entrai in un mondo diverso. Stetti a guardare finchè non arrivò mio padre spaventato, impaurito, incazzato. Caro papà non bastarono quelle per farmi togliere la voglia di scoprire al di là di un confine cosa ci fosse. Quel desiderio è rimasto e continuo ad amarlo e coltivarlo in tutti i modi in cui mi si pone davanti. Cosa potrei fare io a 50 anni in un circo? Ebbene “essere ciò che sono”. Non è forse vero che negli ultimi tempi tutti stiamo cercando di connettersi con il TUTTO? di essere UNO? di tornare alla FONTE?…stiamo alla ricerca del vero Sé SUPERIORE. Meditazione trascendentale, angelica, medianica, registri Akashici, di tutto di più. Fisica Quantistica. Ah poi questa sembra esser diventata una parola magica, tipo ABRACADABRA. Non vi sembra che poi in fin dei conti son solo delle maschere?. L’autenticità della parola spiritualità è nel SILENZIO. Nel silenzio ascolto, nel silenzio imparo, nel silenzio mi sento, nel silenzio vedo illimitatamente, nel silenzio rido piango e sogno. Senza aggiungere additivi nè conservanti. Nel silenzio il mio Sé è puro; anche della sua parte ombra. E’ lei che mi guida nella scoperta del discernimento…

GRAZIE.

Come luci da comodino.

Ricordo tutto delle mie emozioni, se torno indietro e medito, divento piccola e vedo le persone, i visi, gli occhi che mi hanno accompagnata. Ieri vi ho aperto il cuore su un evento che ho inciso sulla pelle come un tatuaggio, ecco…di tatuaggi la mia pelle è vestita..

Siamo tatuati anche dentro.

Ho avuto una madre bambina. L’ho scelta perché potesse farmi tirar fuori quella voglia di sopravvivenza che mi ha aiutata a superare dei limiti. La amo e la odio, l’ho maledetta e l’ho difesa, guardavo il suo viso sorridere raramente, quella malinconia e quella fretta di andare via da tutto e tutti che un po’ appartiene anche a me.

C’è sempre stato un urlo strozzato nella sua gola raschiosa, quella tosse fastidiosa e quel catarro che non la fa parlare serenamente…Mi innervosisce quel suo modo, e quando lo ritrovo in altre persone non riesco ad avvicinarle. Un urlo chiuso dentro che non va via. Ancora non ho trovato un modo per aiutarla a “capire”…ma tante persone non si fanno domande, non rischiano di mettersi davanti ai loro spiriti di fuoco, preferiscono vivere “tra”.

“Tra” il bianco e nero, il dolce e salato, il bene e il male.

I ricordi…

Sono nata un anno e mezzo dopo mio fratello Luca. Siamo cresciuti insieme, quasi gemelli, lui biondo con gli occhi azzurri io paffutella con i ricci appesi come trucioli di legno verso il cielo. La domenica mio padre ci portava ai giardini dell’Eur, bici per me passeggino per Luca. Sull’erba verdolina di primavera tra i due laghetti artificiali mi insegnava ad andare su due ruote, mentre mio fratello disteso su un plaid chiacchierava con le nuvole sorridenti di passaggio. Erano quelle giornate in cui tutto si ferma, dove ci si ferma perché non si vuol crescere.

Le settimane i mesi e gli anni passarono, nacque una sorellina, Serenella, aveva le manine cicciotelle con i buchini sopra e a me piaceva.

Diventai grande in un attimo… le domeniche furono cancellate dal calendario, la bici riposta giù nella cantina del palazzo dove abitavamo. Tutto cambiò.

Stranamente però mio fratello continuava a rimanere sdraiato su quel plaid, o usava una sedia con due grosse rotelle sui fianchi…Se nasci dopo una tragedia o diventi tu la tragedia o trovi il modo di sorridere nonostante tutto. È stato il primo insegnamento ricevuto a 3/4 anni.

Lo so volo come un razzo sfiorando leggermente pezzi di vita che metto insieme senza un senso cronologico, ma ciò che sento ogni giorno è diverso da un altro. Le esperienze sono come luci da comodino, le accendi quando servono. E quando le usi sai che puoi leggere un buon libro.

Il cane che (non) si morde la coda

dal “cestino pieno dei ricordi” tiro fuori un’esperienza che ha tagliato la mia Anima…Non userò nomi falsi e non farò finta che la storia che sto per raccontarvi è di una mia cara amica, la cara amica non esiste, la cara amica di cui voglio scrivere sono e sarò sempre io. Non ho più quel senso di rabbia che mi costringeva ad odiarmi. Avete presente il cane che si morde la coda?. Per anni me la son morsa.

Viale Marconi (RM),avevo 10 anni, pomeriggio di una settimana di primavera, ero con mia madre, io e lei, stavamo andando a trovare una mia amichetta con la quale giocavo volentieri, Claudia, in un appartamento di quelli semplici, familiari, con l’odore della carta da parati ancora fresca. Si usavano le barbie all’epoca con tutti i vestitini e le scarpette di plastica che se arrivavi per prima alla casetta delle bambole riuscivi a scegliere. Passai dei bei momenti, fin quando un giorno Claudia si ferì il polpaccio strusciando contro il parafango di ferro di un’auto parcheggiata. Niente di grave, cose da bimbi sempre in movimento,ma non so per quale motivo il “cestino dei miei ricordi” lo associa alla presenza del padre dopo qualche anno a casa nuova, a casa nostra, con mia madre e le mie sorelle. Cose da grandi.

Vedo l’immagine di quel polpaccio ferito come lo squarcio emotivo di quella esperienza…Per anni sanguinante…per anni rabbiosa. Questo malessere come un girotondo ha preso le più diverse sembianze , a volte vittima a volte carnefice. Ed è stato un bene mordersi la coda come un cane pazzo!!!

Almeno sono rimasta Viva……..

“il secondo battesimo & il forno”

potrei (inizio col minuscolo apposta) iniziare da un fatto o da un nome, in realtà sto scrivendo senza sapere che cosa raccontarvi di me. Pensavo fosse come il film visto ieri sera con mia figlia, dove la protagonista tradita e lasciata dopo anni di convivenza,con un lavoro che non la soddisfa incomincia a parlare di sè tramite ,appunto, il suo blog.

mi ha ispirata, e stamattina parlando con delle “Persone”(vi scriverò di loro più avanti) ho avuto la conferma e l’incoraggiamento di iniziare anch’io a raccontarmi a voi.

Sono caduta,si ora maiuscolo perchè è un inizio vero e proprio, sono caduta da piccola saltellando su e giù da una panchina in marmo nel giardino di scuola delle suore. Di quelle dove loro si siedono a pregare e guardano a volte verso la terra fatta di piccolissimi ciottoli e a volte il cielo abbracciato ad alberi verdissimi. Forse il potere di quelle parole aveva santificato il duro pezzo di marmo, perchè con il volo che feci dal muretto sovrastante, sarei dovuta rimanerci secca (avevo circa 5/6 anni).

alla classica domanda”ma sei caduta da piccola?”…io rispondevo sempre si!!Non piansi, non cercai la mamma, rimasi in silenzio con il mio broncio accennato mentre mi rovesciavano un flacone di spirito sulla ferita. Fu il mio secondo battesimo. Credo che da lì in poi la mia vita sia rotolata via come il polpettone sul pan grattato…Buono e saporito ora che è pronto, tirato fuori dal forno giusto in tempo da non farlo bruciare e con quella bella crosticina scrocchiarella. Ma non dimentico il tempo passato nel forno, capite cosa intendo?. E voi avete raggiunto il tempo di cottura?E se non vi risuona il polpettone come metafora, vi sentite aver raggiunto un giusto equilibrio?.

in verità vi confesso che io mi sento ancora un pò cruda dentro….

Oggi come mi sento

Beh, la frase ciao come stai è la più facile da sentire o per meglio dire…da scrivere…viene spontanea, la maggior parte delle volte si risponde come degli automi..Ma il Sentire è tutta un’altra storia..

io per sentire sono caduta di testa da piccola appunto, sullo spigolo di una panchina…e le conseguenze sono state uniche…

Voi siete mai caduti?…

ed ora “sentite”meglio di prima o avete continuato a scivolare rovinosamente?

io ho perso il conto di quante volte ho sbattuto…ed ogni volta in un punto diverso…